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Idee e Opinioni, Libri

Appunti sulla Rivoluzione d’ottobre

Qualche giorno fa un mio post su Facebook sulla Rivoluzione d’ottobre ha generato un dibattito accompagnato da alcune critiche in merito alla mia interpretazione sulla “Rivoluzione d’ottobre”, da me paragonata putsch anzichè rivoluzione.
A lcuni amici di Facebook nei commenti mi chiedevano di spiegare meglio il senso della mia “lettura”, non è chiaro se la condividessero o meno tuttavia lo faccio per punti ed in modo sintetico, sperando di charire i punti.
In primo luogo è necessari oriflettere sui sentimenti ancora oggi molto contrastanti nella società russa rispetto alla Rivoluzione d’ottobre che, comunque, ha condizionato 70 anni della vita russa e non solo.
1) Si chiama Rivoluzione d’ottobre, oppure rivoluzione bolscevica, oppure rivoluzione socialista e non semplicemente rivoluzione russa in quanto nel 1917 c’era già stata un’altra rivoluzione, quella di febbraio.
2) la Rivoluzione d’ottobre non ha rovesciato lo Zar ma il cosidetto “governo provvisorio”, un governo “borghese” dominato da intellettuali (forse questo è stato un limite) di ispirazione socialdemocratica.
3) I sei mesi di democrazia dopo tra la rivoluzione di febbraio e quella di ottobre sono stati gli ultimi e gli unici vissuti in Russia fino alla Perestroika gorbaciovana.
4) Come scrive John Reed ne “i dieci giorni che sconvolsero il mondo”, nel pomeriggio del 7 novembre i tram sulla prospettiva Nevski erano piani, in città non c’erano rivolte e la vita scorreva tranquillamente anche se nel clima anarchico della Russia post zarista.
Lo stesso Reed aggiunge che è entrato nel Palazzo d’inverno senza incontrare resistenze, le porte erano aperte e bisognava fare attenzione a non calpestare le armi lasciate a terra dai militari che “difendevano” il “governo provvisorio”. Va detto che Reed è un giornalista americano di aperte simpatie bolsceviche e leniniste, tuttavia imparziale nel racconto dei fatti.
5) La forza di Lenin che gli ha consentito di portare a casa il golpe è stata la capacità organizzativa dei bolscevichi e la possibilità di contare sull’esercito che rispondeva al secondo potere russo, quello dei Soviet. Infatti se il governo provvisorio era l’espressione della borghesia, il Soviet era l’espressione della massa e, soprattutto dei militari.
6) Come ha ben scritto il Direttore del Museo dell’Hermitage Mikhail Piotrovski, nell’azione di conquista del Palazzo d’inverno non fu esploso un colpo, gli eventi ed il resto furono inventati dalla retorica bolscevica per far apparire la rivoluzione d’ottobre come la rivoluzione francese. I bolscevichi decisero di raccontare altro dai fatti reali, per far sembrare che la presa del Palazzo d’inverno fosse come les Tueleries nel 1792, lasciando che la cinematografia sovietica di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn facesse il resto.

In altre parole, sono vissuti, siamo vissuti per anni nel mito della Rivoluzione d’ottobre, una rivoluzione che non c’è mai stata, che ha aperto il campo ad una terribile guerra civile e a settanta anni di regime, ma questa è un altro discorso.

Per gli appassionati ed i curiosi suggerisco di andare su questo interessante sito che ripercorre giorno per giorno gli eventi del 1917 i Russia, bellissimo. Ecco il link: https://project1917.com

Italia, Politica

I social-network, ieri risorsa oggi pericolo per la democrazia

Da qualche parte, non sui social, si sta sviluppando un interessante dibattito non convenzionale sull’effetto negativo dei social network sulla democrazia. Intasati da fake news, hacker russi e manipolazioni varie, l’impatto dei social network anziché allargare i confini dell’informazione e della partecipazione si sta trasformando in una minaccia per la democrazia. In tanti, in particolare …

Italia, Politica

Il diritto all’amatriciana dei No Vax

A ppena sveglio faccio due cose preparo l’ormai consueto caffè filtro meglio conosciuto come americano, lo so molti di voi staranno inorridendo, e ascolto il TG di Sky. Il bombardamento mediatico sul meteo e le bombe d’acqua inizia a declassificarsi come l’uragano Irma, ormai è a livello 1 ed ecco che con l’inizio dell’anno scolastico riesplode …

Idee e Opinioni, Libri

Lenin sul treno. Per molti il libro dell’anno, non sbagliano

cento anni dalla Rivoluzione russa e dal golpe bolscevico tra le mie letture estive preferite, non potevano mancare quelle dedicate a Lenin ed al racconto degli eventi che “hanno cambiato il mondo”, almeno nel secolo scorso.

Lenin sul treno” di Catherine Merridale, una freelance inglese esperta di storia russa, è un libro straordinariamente affascinante non solo per gli appassionati di storia e di politica. L’approccio è diverso ed originale, il racconto del lungo viaggio che porta Lenin dalla Svizzera a Pietrogrado non si basa solo sulla cronaca. L’autrice l’ha reso un romanzo, una storia politica descritta usando la struttura delle spy story, tanti riferimenti, descrizione meticolosa dei fatti e dei personaggi, rappresentazione autentica delle potenze impegnate nel primo conflitto mondiale,  un mosaico ben costruito che trascina il lettore fin dentro il “vagone piombato”.

Ho avuto il privilegio di leggere quelle pagine mentre attraversavo le terre del viaggio di Lenin. Stoccolma, la Svezia, San Pietroburgo oppure Pietrogrado come si chiamava nel ’17, il viaggio estivo con la famiglia è stato la cornice perfetta del racconto.

Uno spaccato vivo dei mesi cruciali che vanno dall’inverno del ’17 fino al mese di luglio. Il racconto degli esuli in Svizzera, il treno che parte, i problemi e le strategie della Germania per accentuare la crisi russa dopo la “Rivoluzione di febbraio”, il controspionaggio inglese e la capacità di far scendere gli Stati Uniti in guerra, anche grazie agli errori della Germania. E poi gli alleati, lo scetticismo sull’impresa di Lenin, sulla destabilizzazione del fronte russo, la necessità di tenere in guerra l’ex Impero Zarista.

L‘avanzare del treno viene scandito dai passaggi alla frontiera, dalla paura di essere caduta nel tranello dei tedeschi, fino all’incubo dell’arresto quando si rientra prima nella provincia finlandese e, soprattutto, quando si varca l’ultimo casello, quello che garantisce l’accesso alla Russia 60 km ad est di Pietrogrado. L’arrivo alla stazione Finlandia, dove ancor oggi svetta la sua statua, quella che indica il futuro. Colpisce la forze e l’originalità nella ricostruzione della scena politica, lo scontro tra menscevichi e bolscevichi, l’intransigenza  di Lenin che lo porta all’isolamento iniziale trasformandosi in un punto di forza determinante per  la conquista e per il mantenimento del potere. Una strategia che verrà messa a punto fin nei minimi particolari da Stalin, al quale il testo rimanda diverse volte.

Nella parte finale sembra emergere la fotografia dell’evoluzione del regime, il “tradimento” degli ideali,  la negazione della democrazia considerata una deviazione borghese. La Russia democratica durerà tre stagioni, con l’arrivo dell’autunno verrà spazzata via dalla  conquista del “palazzo d’inverno”. Una parte che non è raccontata nel libro.

I curiosi e gli appassionati, chi volesse orientarsi sugli avvenimenti dell’autunno potrebbe integrare la lettura  con un altro nel testo uscito quest’anno: 1917, l’anno della Rivoluzione di Angelo D’Orsi. Una cronistoria degli avvenimenti di quell’anno raccontanti mese per mese. Arrivati a novembre, ottobre per il calendario allora in uso in Russia, l’autore cita ed usa il resoconto di John Reed per raccontare “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”, che trasformarono la repressione dei bolscevichi in una straordinaria azione per la conquista del potere e del “Palazzo d’Inverno”.

A cent’anni dalla Rivoluzione, quando è necessario ripercorrere la storia.

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