Italia, Politica

Alleanze e referendum tra gli iscritti, un errore pericoloso

Il referendum, soprattutto in tempo di crisi nelle democrazie liberali, è uno strumento che andrebbe usato con prudenza. Evocare il ricorso alla base, al popolo, ogni volta che un gruppo dirigente non vuole assumersi la responsabilità di una decisione, significa affidare agli umori, alle sensazioni, alle pressioni mediatiche una scelta che meriterebbe ben altra attenzione. Nei giorni scorsi diversi dirigenti del PD, Chiamparino, Rosato e Martina, hanno proposto, oppure si sono dichiarati favorevoli all’adozione del metodo SPD.

I socialdemocratici tedeschi hanno svolto un referendum tra gli iscritti per ratificare la Große Koalition. Prima di continuare è necessario fare alcune premesse e mettere alcuni paletti.

C’è una differenza profonda tra lo scenario politico italiano e quello tedesco, inoltre i percorsi politici tra SPD e PD sono asimmetrici.

In Germania dopo il fallimento dell’alleanza “Giamaica” (CDU/CDU – FDP – Greune), Angela Merkel ha aperto la consultazione con la SPD, che la sera dell’esito elettorale si era dichiarata opposizione dopo la sconfitta.

La SPD lacerata e indebolita ha scelto di procedere nell’alleanza con la CDU, chiedendo agli iscritti di ratificare la proposta in un referendum. È facile intuire le motivazioni di tale scelta. La SPD veniva da una precedente allenza che non l’aveva premiata nelle urne, perdendo voti in favore della AfD.

Tra gli obiettivi della rinnovata alleanza vi è sicuramente il blocco dell’avanzata dei populisti.

Lo scenario italiano, quello del PD, sono radicalmente diversi. Secondo i dirigenti dem l’obiettivo della consultazione dovrebbe essere la scelta di un’alleanza e non la ratifica della decisione del gruppo dirigente.

Entrando nel merito le differenze diventano ancor più macroscopiche. Il Referendum dem servirebbe per scegliere l’alleanza con i M5S ovvero una forza populista come l’AfD tedesca. Un’alleanza che rappresenterebbe un fatto unico in Europa.

La seconda differenza è quella che si riscontra nella volontà maggioritaria.
In Germania, anche in presenza dell’affermazione della AfD, le elezioni hanno confermato che la maggioranza degli elettori ha votato pet forze politiche riformiste. In Italia l’insieme delle forze populiste, M5S, Lega e FDI è maggioritaria nel paese e lo sarebbe nel Parlamento in caso di alleanza.
A meno che qualcuno nel PD non consideri il M5S una costola della sinistra, come un abbaglio simile a quello che ebbe D’Alema alcuni decenni fa con la Lega.

Si è visto come è andata a finire.

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