Idee e Opinioni, Libri

Lenin sul treno. Per molti il libro dell’anno, non sbagliano

cento anni dalla Rivoluzione russa e dal golpe bolscevico tra le mie letture estive preferite, non potevano mancare quelle dedicate a Lenin ed al racconto degli eventi che “hanno cambiato il mondo”, almeno nel secolo scorso.

Lenin sul treno” di Catherine Merridale, una freelance inglese esperta di storia russa, è un libro straordinariamente affascinante non solo per gli appassionati di storia e di politica. L’approccio è diverso ed originale, il racconto del lungo viaggio che porta Lenin dalla Svizzera a Pietrogrado non si basa solo sulla cronaca. L’autrice l’ha reso un romanzo, una storia politica descritta usando la struttura delle spy story, tanti riferimenti, descrizione meticolosa dei fatti e dei personaggi, rappresentazione autentica delle potenze impegnate nel primo conflitto mondiale,  un mosaico ben costruito che trascina il lettore fin dentro il “vagone piombato”.

Ho avuto il privilegio di leggere quelle pagine mentre attraversavo le terre del viaggio di Lenin. Stoccolma, la Svezia, San Pietroburgo oppure Pietrogrado come si chiamava nel ’17, il viaggio estivo con la famiglia è stato la cornice perfetta del racconto.

Uno spaccato vivo dei mesi cruciali che vanno dall’inverno del ’17 fino al mese di luglio. Il racconto degli esuli in Svizzera, il treno che parte, i problemi e le strategie della Germania per accentuare la crisi russa dopo la “Rivoluzione di febbraio”, il controspionaggio inglese e la capacità di far scendere gli Stati Uniti in guerra, anche grazie agli errori della Germania. E poi gli alleati, lo scetticismo sull’impresa di Lenin, sulla destabilizzazione del fronte russo, la necessità di tenere in guerra l’ex Impero Zarista.

L‘avanzare del treno viene scandito dai passaggi alla frontiera, dalla paura di essere caduta nel tranello dei tedeschi, fino all’incubo dell’arresto quando si rientra prima nella provincia finlandese e, soprattutto, quando si varca l’ultimo casello, quello che garantisce l’accesso alla Russia 60 km ad est di Pietrogrado. L’arrivo alla stazione Finlandia, dove ancor oggi svetta la sua statua, quella che indica il futuro. Colpisce la forze e l’originalità nella ricostruzione della scena politica, lo scontro tra menscevichi e bolscevichi, l’intransigenza  di Lenin che lo porta all’isolamento iniziale trasformandosi in un punto di forza determinante per  la conquista e per il mantenimento del potere. Una strategia che verrà messa a punto fin nei minimi particolari da Stalin, al quale il testo rimanda diverse volte.

Nella parte finale sembra emergere la fotografia dell’evoluzione del regime, il “tradimento” degli ideali,  la negazione della democrazia considerata una deviazione borghese. La Russia democratica durerà tre stagioni, con l’arrivo dell’autunno verrà spazzata via dalla  conquista del “palazzo d’inverno”. Una parte che non è raccontata nel libro.

I curiosi e gli appassionati, chi volesse orientarsi sugli avvenimenti dell’autunno potrebbe integrare la lettura  con un altro nel testo uscito quest’anno: 1917, l’anno della Rivoluzione di Angelo D’Orsi. Una cronistoria degli avvenimenti di quell’anno raccontanti mese per mese. Arrivati a novembre, ottobre per il calendario allora in uso in Russia, l’autore cita ed usa il resoconto di John Reed per raccontare “I dieci giorni che sconvolsero il mondo”, che trasformarono la repressione dei bolscevichi in una straordinaria azione per la conquista del potere e del “Palazzo d’Inverno”.

A cent’anni dalla Rivoluzione, quando è necessario ripercorrere la storia.

Latina, Politica

Innovazione, questa sconosciuta 

C’era una volta Antonio Costanzo che in qualità di esperto di pubblica amministrazione di Latina Bene Comune, o Rinascita Civile, come si chiamava durante l’infanzia politica, faceva le pulci ai siti web delle amministrazioni pubbliche locali, pubblicando l’elenco delle inadempienze in lunghissimi e burocratici resoconti, per dimostrare che la PA in chiave locale non fosse …

Latina, Politica

Lo striscione dell’imbecillità

La stampa locale, quella cartacea e quella sul web, non doveva pubblicare la notizia e la foto dello striscione “provocatorio” appeso ad una finestra che “indirettamente” derideva il Lazio Pride latinense.  In primo luogo perché non era una notizia, in secondo luogo perché l’imbecille autore del gesto voleva attirare l’attenzione su di sé e sulla …

Latina, Politica

Coletta tra Fantozzi, Stalin e lo scaldabagno

Leggendo l’ennesima lettera aperta ai cittadini scritta dal Sindaco di Latina ho avuto l’impressione di trovarmi davanti ad un personaggio doppio.  Quando parla dell’amministrazione comunale il Sindaco ricorda Fantozzi, impacciato nei modi, ripete l’ovvio, si vanta dell’approvazione del PEG (Piano Esecutivo di Gestione) un adempimento previsto dalla Legge che anche i “disonesti” che lo hanno preceduto …

Italia, News

Valls, i voti e la Democrazia

Manuel Valls, il penultimo primo ministro socialista francese non ha fatto molto per rendersi simpatico, soprattutto negli ultimi mesi.

Dopo aver perso le primarie contro Benoit Hamon ha dichiarato che avrebbe sostenuto Macron nelle elezioni presidenziali francesi.

Un minuto dopo la vittoria del suo ex Ministro, ha dichiarato che il Partito Socialista era morto e che nelle elezioni politiche si sarebbe candidato nelle liste di “En Marche”, ricevendo un benservito dall’entouorage presidenziale che lo riteneva non candidabile in quanto esponente di primo piano dell'”ancien regime”, quello che il macronismo vuole spazzare via. 

La scarsa popolarità e l’irriverenza che gli è riservata in tutti i social non lo hanno scoraggiato, si è ricandidato da indipendente nell’Essonne un collegio elettorale poco a sud di Parigi. 

Ieri sera dopo una battaglia serratissima è stato rieletto con una margine strettissimo sulla candidata della “sinistra”, appena 139 voti. 

Una chiassosa contestazione ha accompagnato l’annuncio della sua rielezione, non poteva essere altrimenti visto che i socialisti ed En Marche non hanno schierato candidati in quel collegio per un accordo di “desistenza”.  

Tuttavia l’elezione du Valls ha dimostrato che nella democrazia francese in presenza di consenso nulla è precluso però il seggio in parlamento deve essere conquistato con il sudore non solo elettorale.  

Vale per Valls e per tutti gli altri leader, come Marine Le Pen, che hanno dovuto conquistarsi il seggio con il voto. 

Diversamente, in Italia, i parlamentari, ormai da molti anni vengono nominati dai partiti nelle liste bloccate e per essere eletti non hanno bisogno di chiedere il voto nemmeno al vicino di casa.

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