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Latina, Politica

Una classe politica ossessionata dalla toponomastica ma in pochi conoscono i nomi delle strade

E ci risiamo, l’unica vera grande ossessione della politica latinense ritorna prepotentemente sulla scena, la toponomastica. Ogni amministratore che varca la soglia della torre comunale non riesce ad evitare il virus, non riesce a liberarsi dalla necessità di rinominare le strade, un gesto automatico, qualcosa di inconscio per lasciare una traccia del proprio passaggio. In questi tempi di carestia politica bisogna accontentarsi, in passato si inauguravano Teatri, oggi si cambiamo i cartelli stradali.

Persino i “nuovi amministratori” non sono immuni, presi da un impeto di orgoglio “legalitario” hanno annunciato di voler intitolare il Parco Comunale a “Falcone e Borsellino”, annullando la delibera podestarile con la quale il Parco era stato intitolato al fratello del Duce.

Ho già scritto in merito sul mio profilo social e non mi interessa discutere dell’intitolazione né scomodare la rimozione della memoria cittadina. Mi interessa soffermarmi sul fatto che l’ossessione per la toponomastica, che tanto impegna la classe politica, è del tutto indifferente ai cittadini.

I latinensi da sempre chiamano quel Parco: “i giardinetti”. Hanno continuato a chiamarlo in quel modo anche dopo la riesumazione della delibera podestarile, continueranno a chiamarlo in quel modo anche dopo l’eventuale nuova intitolazione ai giudici antimafia.

I latinensi sono così, un pò strani nel rapporto con le vie cittadine, preferiscono innamorarsi dei luoghi anzichè dei nomi delle strade e delle piazze. Sono allergici, se chiedi ad un latinense che abita in via Nervi di segnalarti la sua residenza, ti dirà cha abita dalle parti di Panorama, del Colosseo, del Palazzo di Vetro oppure nei palazzoni. Se chiedi ad un altro dove vive sua nonna, non ti dirà in Via Cicerone ma dietro al Tribunale. Il cugino abita dalle parti dell’ospedale e tutti gli amici vivono in Q4 e Q5, malgrado da anni si chiamino “Nascosa” e “Nuova Latina”.

I latinensi sono strani, non avendo una memoria collettiva l’hanno inventata, senza bisogno di ricevere istruzioni da parte di qualcuno o qualche partito.

Per concludere su “Falcone e Borsellino” trovo giusto e legittimo intitolare un luogo importante ai giudici antimafia, tuttavia sarebbe opportuno mettere in campo alcuni accorgimenti, come:

  1. coinvolgere l’intero consiglio comunale nel dibattito, anzichè una sola forza politica;
  2. evitare di aprire un inutile e dannoso scontro ideologico, in una città dove la cultura politica della destra non è un dettaglio;
  3. evitare il manicheismo che divide i sostenitori dei giudici antimafia da quelli del fratello del dittatore;
  4. evitare di mettere il “cappello” su Falcone e Borsellino che sono “patrimonio comune” senza essere esclusiva di qualcuno.

Per il resto i latinensi hanno scelto da anni il nome di quel Parco, lo hanno fatto liberamente, per una volta rispettiamo la “volontà popolare”.

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