Latina, Politica

Coletta tra Fantozzi, Stalin e lo scaldabagno

Leggendo l’ennesima lettera aperta ai cittadini scritta dal Sindaco di Latina ho avuto l’impressione di trovarmi davanti ad un personaggio doppio. 

Quando parla dell’amministrazione comunale il Sindaco ricorda Fantozzi, impacciato nei modi, ripete l’ovvio, si vanta dell’approvazione del PEG (Piano Esecutivo di Gestione) un adempimento previsto dalla Legge che anche i “disonesti” che lo hanno preceduto approvavano.

Il nuovo libro promesso è presto diventato un manuale dell’immobilismo, dal quale emerge un’incapacità congenita nel prendere decisioni. Come il Ragionier Fantozzi quando viene pizzicato mentre sbaglia scarica la colpa sugli altri. Per Fantozzi la colpa era di Filini e di quel cattivo di Calboni che gli insidiava la signorina Silvani, per il primo cittadino di Latina la colpa è delle inchieste, del “sistema” che esiste solo nella sua testa, addirittura dei cittadini che butterebbero gli “scaldabagni nei cassonetti”. In questo ricorda prova ad imitare la Raggi con la storia dei frigoriferi. 

Però resta un buono, uno onesto, uno che si sacrifica per rendere la città più onesta, una missionario più che un Sindaco.

Quando passa dall’amministrazione alla politica all’onesto e goffo Sindaco/Fantozzi subentra il politico spietato e vendicativo. Attraverso una premeditata operazione di stalinismo digitale continua nella paranoica divisione dei latinensi in buoni e cattivi. Questa volta divide gli avversari, stampa e politici in primo luogo.

I buoni, ovviamente, sono quelli che ne tessono le lodi, classificati come leali e in buona fede, chi osa raccontare un’altra storia o è in malafede, oppure è frustrato, come nella peggiore tradizione dittatoriale la critica non è tollerata ed è sempre falsa!!!

Paradossalmente la prima critica Coletta se la fa da solo visto che ammette che per un anno c’ha capito poco o nulla accumulando ritardi ed inefficienza.  Evidentemente non si sente in malafede.

Con questa lettera il Sindaco dimostra di non avere nessuna competenza amministrativa, fatto che di per se non sarebbe un dramma, c’è sempre tempo per imparare, ma preoccupa l’assenza di sensibilità politica ed istituzionale, segno evidente della carenza di cultura politica, che si manifesta nell’atteggiamento arrogante e sprezzante usato nei confronti di quelli che criticano, che a suo parere dissentirebbero solo perché sono in malafede e non per situazioni oggettive. 

Solo nelle dittature il potere sceglie l’avversario che gli fa comodo, ma Coletta non lo sa.

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