Il Gran Consiglio del fascismo (foto Dagospia)
Italia, Politica

Con il “contratto” diventeremo ciò che non siamo mai stati e non è detto che sia meglio

Il pericolo dell’introduzione di organi istituzionali spuri in una democrazia liberale

Altro che riforma dell’articolo 18, altro che Fornero, stavolta in ballo non ci sono riforme importanti ma di settore, in ballo c’è la democrazia liberale, lo stato di diritto, le istituzioni “occidentali” almeno per come le abbiamo conosciute dal 1948 ad oggi. Le barzellette buone per la campagna elettorale sono superate, il reddito di cittadinanza è scomparso, i vitalizi finiti all’angolo.
La filosofia del “contratto” è chiara, non necessità di interpretazione, il meccanismo istituzionale materiale che ha garantito l’equilibrio democratico dal dopoguerra ad oggi sarà profondamente modificato, i partiti assumeranno un ruolo centrale, mai riconosciuto in precedenza. Non si parla di un ruolo positivo, ma di una preponderanza degli stessi sulle istituzioni repubblicane. Ricordiamo che si tratta di due partiti, soprattutto il M5S con un limitato o inesistente tasso di democrazia interna. Il Comitato di conciliazione ricorda il Gran Consiglio del Fascismo, il Presidium del PCUS, organi extracostituzionali inventati nei regimi totalitari per mettere i partiti al centro della dinamica istituzionale.
Il tracimante ruolo delle segreterie politiche verrà rafforzato dalla fine del divieto di mandato imperativo, che è bene ricordarlo, tutela la libertà del parlamentare dai vincoli di partito, dai condizionamenti, perché il parlamentare una volta eletto rappresenta la Nazione e non solo un partito. La sua eventuale abolizione non si giustifica con la necessità di porre un limite all’uso da parte di parlamentari di tutti gli schieramenti coem è avvenuto in questi anni. L’abuso andrebbe analizzato partendo dalla decadenza della classe dirigente e non dalla inadeguatezza della norma. L’abolizione espanderà a dismisura il potere dei partiti sulle aule parlamentari.
La revisione dei trattati europei è uno strappo con la nostra storia, con la storia di uno stato da sempre ancorato alle democrazie liberali. Non siamo un’isola, non siamo l’Inghilterra della Brexit, l’Italia ha fondato L’Europa, la sua cultura si innesta in quella europea, negare questo vuol dire disconoscere la storia del Paese. Il diverso atteggiamento verso la Russia è un altro sintomo dello scivolamento dell’Italia dal campo delle democrazie occidentali al campo emergente delle cd “democrazie autoritarie” come Russia o Turchia.
Chiedetelo ai giovani che sfilano rischiando arresti e torture a Pietroburgo quanto sia democratico Putin oppure a quelli di Gezi Park a Istanbul. Di sicuro l’italia cambierà, non sarà quella che abbiamo conosciuto, il contratto ed il governo populista cambieranno il Paese, non è detto che sia meglio.

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