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Con la Brexit ha perso la “democrazia”

Il voto dei Comuni sull’accordo per la Brexit dimostra ancora una volta che la “democrazia rappresentativa” resta il migliore sistema politico tra quelli che abbiamo conosciuto e che quando le scelte su materie complesse vengono affidate direttamente al popolo, senza mediazioni, si finisce in un vicolo cieco e si producono danni.

L’evoluzione fallimentare e tortuosa della telenovela “Brexit” dimostra che la democrazia diretta anziché ampliare il potere dei cittadini ha mandato in tilt la più antica democrazia parlamentare, da sempre esempio di stabilità e alternanza.

Per carità le consultazioni popolari “dirette” hanno un valore specifico, anche notevole nelle democrazie rappresentative, purché siano legate ad aspetti puntuali e non a scelte strategiche.

I referendum possono, anzi debbono avere una funzione prioritaria su scelte di carattere istituzionale, che nessuno ha mai negato, per il resto la storia ci dimostra che la migliore espressione della volontà popolare si manifesta dentro la caratteristica della “rappresentanza”.

Ormai è un dato assodato che la democrazia senza intermediazione, nel rapporto diretto leader popolo, non produce un allargamento della sfera delle libertà individuali, ma determina le condizioni per lo scivolamento verso modelli autoritari, la “soft democracy” come viene chiamata di recente, un sistema che mantiene in essere un sistema formalmente democratico ma nel merito senza più svincolato dalla logica del “check and balance”.

Non si vuole negare la volontà popolare, che resta centrale e insostituibile, tuttavia bisognerebbe ricondurla nell’alveo corretto. Una campagna elettorale sulla Brexit sarebbe stata più efficace e meno problematica di un Referendum, se nelle urne fosse emersa una maggioranza favorevole all’uscita il Parlamento avrebbe dovuto agire di conseguenza.

Ovviamente con azioni e strategie su realtà complesse che meritano ben altro approfondimento che quello affidato alla “pancia” dell’elettore alimentata dalle fake news, dalla disinformazione social, dalla percezione della società che non corrisponde a quella reale.

Il “no deal” è anche questo, la principale sconfitta è la “volontà popolare” , quella che i brexiters dicevano di voler tutelare ed interpretare.

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