M il figlio del secolo
Politica, postlockdown

M il figlio del secolo e le storie d’oggi

Qualche settimana fa ho finito di leggere “M il figlio del secolo” il bel romanzo di Antonio Scurati. Un libro di storia che si legge come un romanzo, una cosa alla quale non si è abituati.

A mano che i fatti raccontati e documentati da Scurati avanzavano diventava impossibile non fare il paragone con l’attualità. Ed ecco i “pieni poteri”, la violenza prima verbale poi fisica, la sottomissione acritica della classe dirigente liberale e del giornalismo ed infine il popolo pronto a tifare pur di essere contro, in quel contesto contro i socialisti.

I “pieni poteri” concessi dalla Camera inerme e muta, pronta a rinunciare a se stessa senza capire quale sarà l’esito di quella scelta infame. La lunga fila dei liberali genuflessi e prodighi di complimenti, in prima fila Croce e Giolitti. La violenza fisica che arriva subito dopo la violenza verbale delle squadre fasciste, che comprime e annulla il dibattito pubblico e l’opposizione. L’opposizione che aspetta e non reagisce, confidando nell’automatico ritorno alla “normalità”.

Resiste solo Giacomo Matteotti, il deputato socialista di Ferrara paga con la vita la resistenza al fascismo ed al suo capo, uno dei pochi a prendere la parola nel dibattito parlamentare, l’unico a sostenere la necessità dell’azione contro il fascismo. Se l’opposizione avesse seguito Matteotti la storia, probabilmente, avrebbe preso una piega diversa.

Quando si leggono certi passaggi, ripeto, non si può pensare a quanto sta accadendo oggi. I “pieni poteri” ottenuti da Orban a Budapest sono l’upgrade di quelli chiesti dal Papeete, gli hater sui social network, la violenza social della Bestia, il bullismo salviniano sono la nuova edizione di quanto avvenuto cento anni fa.

L’appiattimento del giornalismo italiano incapace di criticare, di evidenziare la devianza antidemocratica del salvinismo, la forzatura e la stortura prodotta nel sistema parlamentare dall’uso strumentale delle istituzioni, partendo dalle Regioni amministrate, della religione, con l’uso del rosario, delle dirette facebook per mettere alla gogna chi si oppone.

Il Coronavirus ha reso evidente a tutti quanto era intuibile da tempo, Orban ha certificato che tutto è possibile, che i “pieni poteri” non sono la paranoia di qualche antifascista incallito ma un problema reale, concreto.

Fortunatamente l’opione pubblica, l’ultimo tassello da conquistare, sembra non essere predisposta ad abbracciare il disegno salviniano, a farsi orientare dalle fake news distribuite dalla Bestia in ogni angolo dei social fino alla più innocua delle chat di Whatsapp.

Matteotti ci insenga che è proprio in una fase come questa che bisogna stare in campo, bisogna lottare per evitare che in Italia “succeda di nuovo”, questa volta non dobbiamo arretrare perchè se avesse prevalso la linea di Giacomo Matteotti questo Paese sarebbe diverso, sicuramente migliore.

sondaggio ixè
Politica

Il consenso e la paura

Il sondaggio Ixè pubblicato questa mattina da Repubblica fotografa quello cha da qualche giorno si avvertiva nel Paese. Gli urlatori della paura, in primo luogo l’ex Ministro degli Interni, quello del Papeete, sono rimasti senza voce, urlano ma nessuno li ascolta.

Sbraitano, chiedono misure sempre più dure di quelle annunciate dal Governo, pretendono che sia speso il quadruplo di quello previsto nell’ultimo Decreto ma non basta, l’opinione pubblica dopo tanto tempo è sintonizzata altrove.

Basta fare un piccolo passo indietro per capire che quando la preoccupazione vera sopraggiunge e sostituisce la “paura finta” come quella sui migranti tanto cara alla destra, le persone tornano ad ascoltare e a fidarsi della classe politica che ha come fine la risoluzione dei problemi non solo la denuncia strumentale.

Ed allora ecco che l’indice di gradimento del premier schizza al 51%, mentre quello di Salvini scende al 32% un solo punto in più di Nicola Zingaretti. Inimmaginabile fino a qualche mese fa. Per non parlare dei partiti dove la Lega veleggia ormai sotto il 30%, 26,5 per la precisione, anche in questo caso tallonata dal PD, con Renzi che finisce nell’anonimato.

Spiegata la differenza tra realtà e percezione.